Le criptovalute: di cosa si tratta, e come stanno cambiando il nostro modo di pensare il denaro

Le criptovalute: di cosa si tratta, e come stanno cambiando il nostro modo di pensare il denaro

Bitcoin, Ethereum, Litecoin, sono nomi all’apparenza privi di significato per la maggior parte della popolazione media: ad eccezione del primo dei tre citati, gli altri due ci suoneranno molto probabilmente come buffi nomi di personaggi usciti da uno strampalato racconto di fantascienza. Si tratta invece di nomi di valute digitali, meglio conosciute con lo pseudonimo di criptovalute.

Nonostante siano state ipotizzate (e si sia iniziato a lavorare ai fini della loro eventuale introduzione sul mercato) alla fine degli anni Ottanta, la loro esistenza o utilità è stata quasi del tutto ignorata dal mondo della finanza e non solo, almeno fino all’anno di svolta per queste rivoluzionarie monete digitali, ossia il 2009. Anno che segna l’inizio della vertiginosa ascesa del Bitcoin, ad oggi la criptovaluta più famosa al mondo, da allora l’interesse dei mass media e del cittadino (anche quello meno informato in materia finanziaria; dopotutto, si tratta pur sempre di denaro!) è cresciuto esponenzialmente, alimentato dal continuo aumento inflazionario di esso.

Ma, anche se ad oggi il termine criptovalute è entrato nel vocabolario di molti più tra noi, sappiamo davvero di cosa si tratta esattamente? Di seguito, una breve panoramica delle caratteristiche principali che rendono le criptovalute così interessanti ed innovative.

L’idea alla base di ogni singola criptovaluta è di per sé molto semplice: una moneta di scambio libera, che non dipende da una Banca o da un entità indipendente per il suo conio e circolazione. Nella vita di tutti i giorni, qualunque pagamento o transazione che viene effettuato con valute tradizionali (EUR, GBP, USD, eccetera) passa attraverso un sistema bancario che ne trattiene una parte come profitto, può bloccarne il passaggio, e in generale detiene l’autorità ultima sul denaro che circola. La rivoluzione delle criptovalute, al contrario, prevede un registro accessibile al pubblico in cui vengono registrate tutte le singole transazioni effettuate in quella valuta.

Questo sistema prende il nome di blockchain; il suo significato, catena di blocchi, rende molto bene l’idea di come funzioni. Per spiegarlo in maniera molto semplificata, ogni transazione che avviene è visibile a chiunque faccia parte di questo network di scambi, ma non è possibile intervenire all’interno di esso, come farebbe una Banca in una rete di transazioni tradizionale. Al momento del passaggio di denaro ad un nuovo conto, non è possibile annullare la transazione o tornare indietro nella catena. Sistemi di sicurezza crittografici all’avanguardia garantiscono che furti e fenomeni di hacking siano pressoché impossibili.

La democraticità di questo sistema è, secondo molti, uno dei punti forti che ha fatto sì che le criptovalute abbiano fatto (e facciano tuttora) parlare di sé in maniera così estesa: nonostante gli algoritmi alla base delle blockchain siano estremamente complicati, questa eliminazione della figura onnipotente della Banca è una prospettiva innegabilmente allettante per la maggior parte dei consumatori. Ma come abbiamo già detto, si tratta di un processo molto complicato e che necessita di continuo controllo, tant’è che coniare nuove unità di valuta (nel mondo della finanza digitale, si usa il termine mining) diventa sempre più complesso e costoso.

Quali sorprese ci riserverà il futuro? Le criptovalute continueranno ad essere ostracizzate da banche e governi di tutto il mondo, o assisteremo a breve ad una rivoluzione finanziaria digitale? Qualunque sia  la risposta, sembra che questo fenomeno sia destinato a far parlare di sé ancora a lungo.

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