Criptovalute, mercato nazionale ed internazionale: cosa dice la legge italiana a proposito di queste nuove monete

Criptovalute, mercato nazionale ed internazionale: cosa dice la legge italiana a proposito di queste nuove monete

Quando si tratta di argomenti di attualità finanziaria, ed in maniera particolare di argomenti di natura, ecco, molto attuale, è spesso difficile riportare informazioni aggiornate in quanto si assiste ad un continuo porsi nuove domande, modificare normative, leggi, regolamenti e tanto altro. Se prendiamo in considerazione il mondo di Internet e il suo sempre più stretto e complesso processo di intersecazione con il mondo della finanza, del commercio, eccetera, il panorama si fa ancora più ampio e pieno di fraintendimenti, opinioni contrastanti, notizie di natura più o meno affidabile o di dubbia provenienza.

Ci saremo molto probabilmente accorti di quanto questo proliferare di informazioni in Rete, abbia in qualche modo oscurato quelle che sono le fonti ufficiali, ovvero gli organi che emettono le leggi e le regolamentazioni per i singoli Paesi, e che hanno in fondo l’ultima parola quando si tratta di determinare la sentenza riguardo una qualsiasi situazione per la quale non esista (o per lo meno, non esista ancora) un articolo legislativo ad essa correlato. Per quel che riguarda l’Italia, al momento molti aspetti del mondo delle criptovalute non sono poi così regolamentati, o non lo sono per nulla: mentre si aspetta che i singoli paesi emettano, chi più chi meno velocemente, legislazioni più specifiche, alcuni organi che comprendono dentro di sé più di una singola Nazione (vedi alla voce Unione Europea) si sono già mossi in direzione di regolamentare queste nuove (e, dal punto di vista della stabilità finanziaria, insidiose) realtà monetarie.

In particolare, oggi riporteremo alcuni concetti fondamentali che vanno a concernere l’identità, la validità e l’uso delle criptovalute in territorio italiano.

Innanzitutto, occorre precisare che qualsiasi tipo di criptovaluta (Bitcoin, Litecoin, e compagnia bella) è considerata in Italia equivalente ad una valuta estera. Come previsto dal relativo articolo emanato dalla Corte di Giustizia Europea non più di un anno a questa parte, qualsiasi tipo di pagamento tramite valute virtuali non è garantito dalla legge: è il venditore stesso che ha l’ultima parola su se accettare o meno una transazione in Bitcoin o simili. Questo si traduce, inoltre, dal punto di vista di chi decide di farne uso a livello commerciale, in una limitata protezione a livello legale in caso di truffe o azioni di malafede da parte di una potenziale controparte.

In generale, la mancanza di articoli ufficiali, così come un’ancora scarsa educazione adeguata impartita ai ministri della giustizia fiscale, fa sì che un eventuale azione legale (di qualsiasi tipo) che riguardi l’uso e/o abuso di criptovalute, non possa essere risolta poi così in fretta. Ciò nonostante, i lavori sono decisamente iniziati e figurano come problemi di prima categoria nelle agende dei vari Paesi europei e non, tra cui l’Italia stessa. Come riportato sul sito ufficiale della Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (CONSOB): sembra, al riguardo, auspicabile che le autorità calibrino i contenuti delle future regolazioni in modo da affrontare adeguatamente i rischi, senza, tuttavia, soffocare oltremodo l’innovazione. Gli organismi internazionali stanno giocando un ruolo importante […] e potrebbero senz’altro contribuire a facilitare il processo di sviluppo e di affinamento delle politiche regolatorie a livello nazionale.

In sintesi, dovremo forse aspettare ancora un po’ per avere certezze legali riguardo alle criptovalute in Italia, ma una cosa è certa: continueremo a sentirne parlare, e con esse l’urgenza relativa a regolamentarle cosicché non rappresentino un potenziale rischio per le istituzioni governative internazionali. La spinta sia dell’opinione pubblica, sia dei Governi, sta velocizzando il processo in generale.

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